Artemisia Padova

Spazio Espositivo

Volti - Maria Grazia Petrone

Inaugurazione Sabato 20 Ottobre 18,30

21 ottobre 4 novembre

feriale 16-19

sabato 10-12 17,30-19,30

domenica 10-12 16-19

 

 

Volti - personale dell'artista Maria Grazia Petrone.

Con il Patrocinio del Comune di Padova.

Presentazione critica a cura della storica dell'arte Silvia Gulli.

"Maria Grazia Petrone, pittrice padovana, nelle sue opere d’arte ama scandagliare l’universo femminile, soprattutto nella sua interiorità, nella parte più profonda, nascosta, l’anima. Un guardarsi dentro per portare a galla, nel volto, emozioni e sentimenti. E l’arte è “complice”, amica. Con tecniche diverse quali acrilico, legno, cera, sabbia, carta, mette in evidenza i moti dell’anima che si riflettono sul volto.

Una galleria di volti femminili sfilano lungo le pareti, la maggior parte dei quali  non guarda in faccia lo spettatore, non cerca d’interagire con esso. Occhi spesso chiusi, chiusi al mondo esteriore per guardarsi dentro, per cercare un mondo interiore, per calarsi nella profondità del proprio abisso, essere trascinati dentro un vortice, come in Gorgo in cui il vortice superiore genera un volto dallo sguardo intenso e dolce nello stesso tempo. La materia pittorica stesa con vivacità, genera la forza del vortice che trascina all’interno dell’anima. Come non richiamare le parole dello scrittore Armando Gonzáles Torres “ogni viso è un abisso, e se lo guardi fissamente, proverai vertigine”.

I tratti somatici diventano più dolci in Dentro: gli occhi semiaperti, uno sguardo dolce per questa donna che, forse, è lacerata dentro e, se come scrisse P. Brulat  I volti ingannano raramente. Si ha l’anima del proprio volto e il volto della propria anima, le lacerazioni dell’anima sono evidenti nei segni che attraversano il volto, lo increspano quasi, a definirne una sorta di inquietudine interiore. Poesia pura è il Volto via Lattea, in cui l’immagine emerge dal bianco lattiginoso che lo circonda e che diventa sempre più lieve fino a perdersi nell’oscurità dell’Universo. Dolcezza e delicatezza si fondono in Fiore in cui acrilico e cera definiscono una sorta di craquelure  nel volto che si prolunga in una colata materica a definirne lo stelo che lo sostiene. Assolutamente materico, con un grande effetto di luce e ombra, Gelo definisce un volto dai tratti molto marcati negli zigomi e nella linea delle palpebre inferiori, la bocca serrata e intorno il gelo a creare quasi una sorta di scudo, di riparo nel viaggio verso l’interiorità. Grazie alla tecnica, l’artista riesce a farci percepire questo senso di freddezza che sembra congelare il mondo esterno come se una lastra, fredda e trasparente, si frapponesse fra lo spettatore e il volto, isolato nella sua interiorità, nel suo viaggio dentro se stesso.

Molto materico nella sua esecuzione anche Arabesque, in cui il volto emerge dal gioco di colate di cera che lo circondano donando spessore all’opera d’arte.

Donne forti ma anche risucchiate dal dolore come In Nero, in cui è evidente  un dolore interiore che risucchia il corpo della donna, svelato dal corpo smagrito, sofferente, striminzito, un corpo coperto da un lungo e austero abito nero, un dolore che si riflette nel volto ossuto, la bocca tesa, tirata, definita da un tocco di colore rosso, quasi una virgola impercettibile, fra il nero da cui è circondata.

Il tempo, il tempo che passa che scorre implacabile lasciando le sue ferite, le sue cicatrici nel volto: Nel Tempo, il tempo che scorre ha quasi cancellato i tratti somatici del volto, gli occhi chiusi serrati, di cui quello di sinistra appena percepibile, e la violenza dei segni sulla carta ad indicarne le ferite ma anche, perché no, la maturità, il vissuto trascorso del donna: “i segni del tempo” su cui scorre la vita.

Tutto si placa in Acqua Cheta: i lineamenti del volto sono distesi, gli occhi, ora si, cercano lo sguardo dello spettatore. La tempesta, il viaggio interiore è passato e la donna ne è uscita vincitrice.

Maria Grazia Petrone tocca anche il tema del doppio, del molteplice: come non ricordare Pirandello e il famoso romanzo Uno, nessuno, centomila? In Molteplice la forza espressiva del carboncino genera una molteplicità di volti che emergono, con i loro lineamenti dalla tavola su cui sono creati: “Il volto umano non è altro che un raggruppamento di volti che si sovrappongono uno sull’altro. E’ un tratteggio di linee, un pulsare di angoli, un vibrare di forme ed è per questo che un volto ci sembra così diverso da u  giorno all’altro, a volte anche da un’ora all’altra. Perché non lo vediamo tutto in una volta” (Fabrizio Caramagna).

Un’esposizione, questa, che può essere definita un viaggio attraverso i sentimenti resi visibili dai volti, quest’ultimi specchio dell’anima, che permette di leggerne il senso esteriormente. Con l’uso combinato di tecniche differenti Maria Grazia Petrone ci introduce e accompagna in questo viaggio alla conoscenza di sé, un viaggio non sempre facile, a volte discordante, il volto Discorde ce lo ricorda, spesso alla ricerca di una Linea conduttrice, un viaggio in cui si affastellano ombre e luci –Ombra Luce- i moti dell’animo non sempre facili da interpretare, da riconoscere. Ma un viaggio che è necessario compiere costantemente per superare le intemperie della vita e ritrovare la forza per proseguire anche nell’eterna dicotomia tra Passato e Futuro: l’ombra pesante, minacciosa e incombente del passato, si dilegua in un futuro in cui la donna rinasce e ne esce vincitrice."